Per tutti i Potter head, e non solo, il nome di Nicolas Flamel evoca immediatamente immagini di pietre filosofali, elisir di lunga vita e segreti alchemici.
Per molti, è un personaggio uscito direttamente dalle pagine di un romanzo fantasy, ed in effetti la sua vita è stata così intrecciata con il mito da rendere difficile distinguere la storia dalla leggenda.
Ma chi era veramente costui? E perché la sua figura continua a esercitare un fascino così potente, secoli dopo la sua morte (vera o presunta)?
Nicolas Flamel nacque a Pontoise, nei pressi di Parigi, attorno al 1330.
La sua vita, almeno quella documentata, fu quella di un notaio e libraio-editore di successo a Parigi, nel XIV secolo.
Possedeva diverse proprietà, era benestante e si distinse anche per le sue attività filantropiche, fondando ospedali e costruendo orfanotrofi a sue spese.
Sposato con Perenelle, una donna anch'essa benestante e più anziana di lui, condusse un'esistenza rispettabile e apparentemente priva di particolari misteri esoterici.
Morì (o forse no) nel 1418, all'età di circa 88 anni, e fu sepolto (chissà) nella chiesa di Saint-Jacques-de-la-Boucherie, a Parigi, la stessa chiesa che aveva generosamente finanziato.
La sua lapide, o almeno ciò che ne resta, è ancora visibile al Musée de Cluny a Parigi, e la lapide è stata eseguita secondo suo disegno.
Fin qui, la storia, è piuttosto banale.
Ma come è possibile che un rispettabile notaio si sia guadagnato la fama di essere stato uno degli alchimisti più famosi di tutti i tempi?
Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa fosse l'alchimia...arduo compito, visto che ne discutono da secoli cervelloni di tutte le latitudini e le epoche.
Era un'arte che combinava in via simbolica e anche pratica, elementi di chimica, metallurgia, fisica, medicina, astrologia, semiotica, misticismo e artistici.
I suoi praticanti credevano che la natura di tutte le cose, inclusa quella umana, fosse in uno stato di costante tensione verso la perfezione e che, con le giuste conoscenze e tecniche, fosse possibile accelerare questi processi naturali.
Il loro obiettivo principale era la trasmutazione di metalli "vili" (come il piombo) in metalli "nobili" (come l'oro o l'argento).
Era una ricerca che qualcuno ha fatto in maniera letterale, ma che nascondeva dietro a un simbolismo molto complesso, lo scopo di portare lo spirito umano alla perfezione, che includeva vita eterna, salute, e abbondanza economica.
Come? Grazie alla creazione della pietra filosofale.
Era chimica insomma, ma anche un percorso spirituale e filosofico.
La trasmutazione dei metalli era spesso vista come una metafora per la purificazione dell'anima e il raggiungimento dell'illuminazione interiore.
La "Grande Opera", il processo alchemico per eccellenza, era ed è un viaggio che porta alla comprensione dei segreti dell'universo e dell'uomo stesso, su cui si potrebbe discutere per ore, ma noi siamo qui per parlare di Nicolas Flamel, quindi torniamo al nostro uomo.
In questo contesto di ricerca mistica e materiale si inserisce il volto alchemico di Flamel, un'immagine che inizia a prendere forma circa due secoli dopo la sua morte, con la pubblicazione di un'opera intitolata "Exposition des figures hiéroglyphiques" (Esposizione delle figure geroglifiche) nel 1612, attribuita a lui stesso.
In questo testo, Flamel racconterebbe di aver acquistato, nel 1357, un antico e misterioso libro rilegato in rame, scritto da un certo "Abraham il Giudeo".
Questo libro, secondo il racconto, era ricco di illustrazioni enigmatiche e scritto in un linguaggio indecifrabile.
Flamel passò anni ad analizzarlo, consultando studiosi e viaggiando, fino a quando, dopo un lungo e arduo lavoro, riuscì a decifrarne i segreti.
Il testo avrebbe rivelato le istruzioni per la creazione della Pietra Filosofale.
Secondo questa narrazione, Flamel e sua moglie Perenelle avrebbero finalmente compiuto la Grande Opera alchemica.
Avrebbero creato non solo l'oro, accumulando una fortuna immensa (che spiegherebbe la loro ricchezza storica), ma avrebbero anche raggiunto l'immortalità, vivendo per secoli e comparendo in luoghi e tempi diversi.
È qui che la figura di Flamel si confonde con il mito, dando vita a una serie di leggende affascinanti.
La più persistente è indubbiamente quella dell'immortalità di Flamel e Perenelle.
Si dice che i due non siano mai morti, ma abbiano inscenato le loro morti per vivere indisturbati.
Nel corso dei secoli ci sono state presunte apparizioni di Flamel, e la sua tomba è stata aperta e trovata vuota nel XVII secolo.
Abbiamo testimonianze che lo vedrebbero vivere in India o in altre parti del mondo.
Gli storici però, che sono scettici per eccellenza, ovviamente ritengono che i testi pubblicati dopo la presunta morte dell'autore siano stati scritti da altri, probabilmente alchimisti del XVII secolo, che avrebbero usato il nome di Flamel per dare autorevolezza e mistero ai loro testi, e io non me la sento di dare loro torto, anche se la faccenda della vita eterna mi piace molto di più.
La fortuna economica di Flamel inoltre, un dato accertato, e che è spesso citata come prova delle sue abilità alchemiche, è più facile che sia da imputare al fatto che Flamel fosse un libraio-editore di successo in un'epoca di fioritura economica a Parigi.
Insomma lavorava e amministrava con saggezza i proventi del suo businness.
Se però diamo un'occhiata ai testi a lui attribuiti, o a quelli dei suoi compagni d'arte, salta subito all'occhio che si tratta di allegorie spirituali e filosofiche, che usano, come accennavo sopra, il linguaggio alchemico per descrivere un percorso di trasformazione interiore e di illuminazione spirituale.
E qui tocchiamo con mano il mistero più profondo e vero della natura umana.
A cosa può arrivare lo spirito umano se viene liberato dai vincoli dei condizionamenti sociali e mentali in cui nasce e cresce, ed è immerso?
Si dice che lasciando andare la mente condizionata si possa scoprire una nuova realtà in cui le regole non sono le stesse che siamo portati a credere da profani, e in cui le possibilità di manifestazione e manipolazione del reale vanno al di là dell'immaginazione.
E la vita eterna? Nessuno ha mai mantenuto il corpo, ma forse la coscienza dello spirito, se si segue il giusto percorso, in qualche modo può essere vita eterna. Ma questa faccenda è difficile da mandare giù, per molti...ma non per tutti!
Che sia stato davvero un maestro della Grande Opera o semplicemente un uomo le cui gesta sono state romanticizzate e reinterpretate nel corso dei secoli, Nicolas Flamel ci insegna che a volte, la verità è più affascinante quando è avvolta nel velo del mistero, perché è la ricerca che da senso a tutta la faccenda che chiamiamo vita.







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