Un diavolo per capello, oscuri segreti intrecciati...


Benvenute, anime oscure dalle folte chiome. 

 

Oggi parliamo di capelli, ma non temete, non ci saranno tutorial su acconciature esotiche o recensioni di prodotti miracolosi per eliminare le doppie punte.

Vi voglio raccontare di superstizioni, maledizioni, e altri oscuri segreti intrecciati fra le ciocche del genere umano dalle dita nodose e adunche del tempo e dalla perversa fantasia che ci contraddistingue. 

I capelli infatti, in moltissime culture e tradizioni, sono considerati vere e proprie antenne spirituali e, soprattutto, il veicolo più facile per connettersi, suo malgrado, con una persona…anche dopo la morte.

 

Per rendere comprensibile a tutti la faccenda devo premettere al nostro viaggio intorno al mondo una digressione fondamentale sulla magia simpatica, che si può riassumere in tre parole: "La parte è il tutto"

Questo significa che se si possiede una parte del corpo di qualcuno, vivo o morto che sia, si possiede la chiave per controllare o comunicare con l’intero individuo.

Come “parte del corpo” si intende proprio tutto, anche i prodotti e i contenuti del nostro sistema biologico, e ciò che entra in contatto intimo con esso.

 

Questo legame che si viene a creare può essere utilizzato per fini elevati, come nel caso delle reliquie dei santi (Non si può propriamente parlare di magia in questo caso, ma il concetto è molto simile).

In altri casi invece può prendere funzioni profane, magiche e anche negative.

 

L’esempio che vi sarà sicuramente venuto in mente leggendo queste righe è legato al Voodoo e all’Hoodoo. 

 

In queste tradizioni afro americane il capello è il testimone d’eccellenza. 

Inserito in un Mojo Bag o nelle famigerate, e spesso fraintese, Bambole Voodoo, il capello crea un legame energetico indissolubile fra il praticante e la malcapitata vittima.

Bisogna chiarire che le bambole, gli amuleti e i feticci non sono sempre solo negativi, a volte vengono creati per proteggere persone e luoghi, o per operare nel mondo degli spiriti senza rischiare più del dovuto, come una sorta di “Avatar”.

 

Non pensate però che queste pratiche magiche siano solo faccende esotiche e lontane da noi.

L’idea che i capelli fossero un ottimo tramite per scagliare maledizioni di varia entità, o per proteggere cose e persone, affonda le radici nella storia.

 

Follia? Decisamente, ma gli esseri umani sono folli, quindi per portare un po’ di ordine nel caos iniziamo a sbrogliare la matassa partendo proprio dal nostro paese.

 

Nella Roma imperiale molti seppellivano e bruciavano i loro capelli e non si affidavano con leggerezza al primo tonsor (barbiere) che capitava.

Esistevano maledizioni che vedevano come ingrediente primario i capelli e che (per chi ci credeva) potevano fare perdere la ragione, il sonno e la fortuna.

 

Le Defixiones (fissaggi, incatenamenti) venivano incise su sottili lamine di piombo (il piombo, metallo associato a Saturno, era legato all'Oltretomba) che venivano poi arrotolate, trapassate con un chiodo e sepolte.

Lo scopo poteva essere vario. Copriva amore, fortuna, dispute, guerre legali, faide famigliari, competizioni sportive...le solite cose insomma, 2000 anni e non è cambiato niente!

 

Per assicurare che la maledizione raggiungesse la persona giusta (per il principio della "parte è il tutto" che ho descritto sopra), i praticanti necessitavano di un elemento di contatto. I capelli, insieme a frammenti di vestiti o unghie, erano il testimone d'eccellenza.

 

La ciocca di capelli della vittima veniva inclusa nel rotolo di piombo o avvolta attorno a una statuetta o bambola di cera, che a sua volta veniva deposta in luoghi spiritualmente carichi, come tombe, pozzi o santuari dedicati a divinità specifiche. (Ecate, Ade, Thot, Iside vengono spesso invocati in queste tavolette).

 

Le fonti archeologiche* confermano l'uso di bambole in cera o argilla a cui venivano applicati i capelli della vittima designata.

Queste bambole servivano a visualizzarne il tormento. Pungere la bambola con spilli in punti specifici (testa, occhi, cuore, sesso) era un atto di magia simpatica che si credeva si ripercuotesse direttamente sulla salute fisica e mentale del malcapitato.

In alcune defixiones più esplicite (spesso legate a maledizioni d'amore), la maledizione poteva invocare direttamente la caduta dei capelli o l'impossibilità di acconciarli, un'onta non solo estetica, ma che indeboliva il legame spirituale della persona.

 

(*Se vuoi approfondire l’argomento cerca informazioni su: scavi di Selinunte, Fonte di Anna Perenna, Plinio il vecchio “naturalis Historia” , Ovidio “ars amatoria e Remedia Amoris, Marziale “Epigrammi”….oppure lascia un commento e vedrò di approfondire io.)

 

Durante il matrimonio romano, per evitare guai, i capelli della sposa venivano acconciati in sei trecce.

Questa acconciatura veniva realizzata con la punta di una lancia. Non era un gesto romantico. Era un rito apotropaico per sigillare la sposa contro le influenze nefaste e gli spiriti maligni che, secondo la credenza, cercavano sempre di rovinare le notti nuziali.

 

Nell’antico Egitto per il Faraone perdere i capelli era un cattivo presagio. Per prevenire questo orrore, i medici di corte creavano unguenti per la ricrescita che, se oggi appaiono disgustosi, all'epoca erano considerati alta magia.

Utilizzavano grassi di animali feroci (leone, coccodrillo), sempre per il principio della magia simpatica pensavano di trasferire la forza e il vigore delle belve al capo del sovrano.

Abbiamo ancora le ricette, miracolosamente conservate in due papiri, quello di Hebers e quello di Hearst, li trovi online, convenientemente tradotti anche in inglese.

Le élite indossavano parrucche che non erano solo un accessorio che sottolineava il loro status; erano manufatti complessi, spesso imbottiti con cera d'api e resine profumate, che agivano da scudi protettivi contro gli elementi e le energie negative, ma anche contro gli insetti e i cattivi odori grazie agli unguenti a base di grasso che venivano lasciati sciogliere, appoggiandoli sulle parrucche a temperatura ambiente, rilasciando i loro aromi.

Sotto alle parrucche si impegnavano a curare e conservare i loro capelli al meglio delle loro possibilità, sempre grazie agli unguenti sacri.

 

I sacerdoti invece  si rasavano per simboleggiare la purezza.

 

Restando sempre nel bacino del Mediterraneo troviamo anche tradizioni bibliche che ci parlano dei capelli e dei loro segreti.


La storia di Sansone ne è un esempio molto interessante. I suoi capelli lunghi non erano solo un vezzo estetico, ma il simbolo sacro di un voto di Nazireato, un’istituzione religiosa degli antichi Ebrei equivalente ad una speciale consacrazione a Dio, e che prevedeva precise astinenze e obblighi rituali.

Il taglio che Dalila gli impone non fu solo un tradimento, ma una violazione rituale che recise la sua connessione divina, lasciandolo indifeso. La sua forza non era nei capelli, ma nel patto che essi simboleggiavano e custodivano.

 

Uscendo dai confini di Roma e del Vecchio Mondo, i capelli non perdono affatto il loro significato magico, anzi, diventano ancora di più un simbolo di forza vitale, saggezza e legame indissolubile con l'Universo.

 

Nelle culture andine, in particolare tra i Quechua delle Ande peruviane e limitrofe, il capello è inteso come un'estensione del corpo e dell'energia vitale (spesso associata al concetto di Kawsay o energia vivente).

 

Quando un bambino compie circa un anno, si celebra il Rutuchikuy, il rito del primo taglio di capelli. Non è un semplice taglio estetico. Simboleggia il passaggio all'età della ragione e l'ingresso nella comunità.

I capelli non vengono buttati via: la persona che effettua il taglio (un parente o un padrino/madrina) riceve una ricompensa, trasformando il gesto in una transazione di responsabilità e un legame di parentela rituale (il compadrazgo). Conservare le ciocche simboleggia la protezione del bambino e assicura che una parte della sua Kawsay rimanga legata alla famiglia e alla terra.

 

Proprio per la loro carica energetica, perdere i capelli in modo involontario o lasciarli incautamente in giro può ancora essere visto come un indebolimento della propria energia vitale e un rischio di esporsi alla  brujería (stregoneria).

 

Per moltissime nazioni Native Americane (come i Lakota, i Navajo, e i Cheyenne), i capelli lunghi sono uno dei simboli più sacri e visibili del proprio essere.

 

Sono visti come l'estensione dei pensieri e della connessione con il Grande Spirito (o Wakan Tanka). Non vengono tagliati se non in occasioni di lutto profondo o come gesto di estremo onore o sacrificio.

La credenza è che i capelli lunghi agiscano proprio come delle antenne. Più sono lunghi e curati, più riescono a convogliare la forza, la saggezza ancestrale e le energie celesti e terrene nel corpo della persona. Perdere i capelli o tagliarli senza un motivo sacro o cerimoniale equivale a interrompere questo flusso e indebolire la propria forza interiore. In molte tribù, acconciare i capelli in una o due trecce ha un significato preciso: le trecce simboleggiano l'unità di corpo, mente e spirito, o l'unione tra il Cielo e la Terra. Indicano anche lo stato civile e sociale delle persone, il clan di appartenenza e l’età.

Questa sacralità è la ragione dietro all’orrido gesto di prendere lo scalpo di un nemico, che abbiamo visto tante volte nei film western americani.

Recidere la cute del cranio di un nemico ucciso e asportare i capelli per conservarli non era solo un modo per sottolineare il valore di un guerriero vittorioso, ma era un tentativo di sradicare ritualmente e completamente l'anima e lo spirito del guerriero sconfitto, privandolo per sempre della sua 'antenna' per l'aldilà diventandone i padroni.

 

E in oriente? Ebbene sì, anche lì troviamo tradizioni legate ai capelli.

 

Nell'Induismo e soprattutto nelle discipline come lo Yoga Kundalini, il capello  è una risorsa biologica e spirituale essenziale.

 

Secondo le antiche dottrine Yogi, i capelli lasciati crescere fino alla loro lunghezza massima e arrotolati in cima al capo in un nodo rituale (il Rishi Knot, o nodo del saggio), agiscono come una sorta di "sergente" naturale.

 

Il "sergente" è colui che mantiene l'ordine. In questo contesto, i capelli raccolti, spesso sotto un turbante, agiscono come un contenitore che sigilla l'energia psichica generata durante la pratica dello yoga o della meditazione. Impedisce che questa energia sottile si disperda nell'ambiente.

Avvolgendo i capelli in cima al capo, si esercita una leggera pressione sulle ossa del cranio e, in particolare, sul settimo chakra (della corona) e sulla regione della ghiandola pineale. Questa pressione si pensa che sincronizzi i due emisferi cerebrali e armonizzi il sistema nervoso, portando a maggiore chiarezza mentale e stabilità emotiva, imponendo così una forma di disciplina interiore.

 

La visione yogica sostiene che i capelli agiscano come antenne che captano e canalizzano l'energia cosmica (il Prana) e l'energia solare nel corpo e nel cervello. Lasciati crescere, i capelli aumentano la loro superficie, ottimizzando la possibilità di raccogliere energia vitale.

 

I capelli sono composti da cheratina, una forma di proteina pura. La radice dei capelli conterrebbe oli proteici essenziali che, quando i capelli sono legati sulla sommità del capo nel Rishi Knot, questi oli verrebbero reindirizzati al cervello, specialmente nei momenti di intenso sforzo meditativo o spirituale, quando la mente lavora in modo più elevato.

Anche in questa visione tagliare i capelli senza motivo è visto come un auto-indebolimento.

 

Nell'antica Cina, il capello era profondamente legato al rispetto filiale e all'onore della famiglia.

Il corpo, inclusi i capelli, era considerato un dono sacro ricevuto dai genitori e dagli antenati. Tagliare i capelli (se non per ragioni igieniche o mediche) era un atto di grave irriverenza verso la propria famiglia.

Questo concetto fu usato come arma psicologica e di controllo. Ad esempio, la dinastia Qing (Manciù) impose il famoso taglio a "coda di maiale" (la coda) agli uomini Han come simbolo di sottomissione politica. Per un uomo tagliare la sua coda era un atto di ribellione politica o un segno di grande disonore personale.

 

Cambiando continente e passiamo alle radici dell’umanità.

Nelle culture dell'Africa sub-sahariana, la cura e l'acconciatura dei capelli sono un atto sociale, un codice di comunicazione e un rituale spirituale da millenni.

 

Le acconciature tradizionali non sono mai casuali. Indicano l'età, lo stato coniugale, il rango sociale, l'appartenenza tribale e persino lo stato di lutto o di festa.

 

Il lato più oscuro e potente di questo linguaggio segreto dei capelli risale all’atroce periodo della tratta degli schiavi. 

Le donne africane usavano le loro acconciature intricate per nascondere semi per la coltivazione e, in alcuni racconti, per disegnare mappe e percorsi di fuga per i loro compagni. Il capello, qui, è l'archivio silente della resistenza e un vettore di speranza.

 

Per questo, il significato di queste acconciature va oltre la moda. Riprodurle per mera vanità, senza comprenderne il peso storico e l' infinita quantità di sofferenze che hanno simboleggiato, può essere visto da molte comunità afroamericane come un atto di profonda irriverenza. In quelle ciocche è racchiusa la memoria della resistenza, e l'onore di quella storia non dovrebbe essere copiato con leggerezza.

 

Inoltre, essendo il capo la parte del corpo più vicina al cielo e allo spirito, l'atto di acconciare i capelli era un rituale intimo e spirituale, spesso riservato solo ai familiari più stretti o a parrucchieri con uno status di saggezza nella comunità. 

Dare a qualcuno l'accesso alla propria testa era un atto di estrema fiducia e creava un legame quasi magico.

 

E nella vecchia Europa?

 

Per concludere con un tocco più intimo e popolare, ecco un paio di superstizioni legate alla gestione domestica dei capelli recisi tutte nostre.

In molte tradizioni popolari europee gettare i capelli nel lavandino o nel water è sconsigliato. La superstizione vuole che ciò attiri la povertà o, in senso più magico, che i capelli, viaggiando con l'acqua verso l'ignoto, rendano la persona irrequieta o leghino il suo spirito a luoghi sconosciuti, come reliquie maledette.

 

Una credenza comune è che se un uccello dovesse trovare un tuo capello e usarlo per costruire il suo nido, la persona a cui quel capello appartiene sarebbe destinata a soffrire di mal di testa costanti finché il nido non viene distrutto o abbandonato. 

Ecco perché si raccomandava di bruciare i capelli o di seppellirli, per tenerli fuori dalla portata delle creature volanti e dei loro sinistri progetti edilizi.

 

Il lato più inquietante dei capelli però, probabilmente ce lo fornisce la scienza contemporanea, secondo la quale sarebbero i nostri testimoni più fedeli e muti.

 

Gli scienziati possono analizzare il livello di cortisolo (l'ormone dello stress) nel fusto dei capelli per ricostruire l'esatta cronologia dei tuoi traumi, lutti e spaventi. Conservano queste memorie centimetro dopo centimetro per mesi o anni. I capelli, letteralmente, non dimenticano nulla, nemmeno quello che hai mangiato, bevuto o fumato quando pensavi che nessuno ti stesse guardando.

 

Inoltre, essendo costituiti quasi puramente di cheratina, i capelli sono incredibilmente resistenti. 

Possono sopravvivere a noi per millenni, anche dopo che ogni traccia di carne e ossa scompaiono. 

 

Croce e delizia di archeologi, antropologi e maghi oscuri, i capelli sono un vero e proprio portale verso l’infinito. 

 

La prossima volta che dovete svuotare l'aspirapolvere quindi, fermatevi un attimo. 

 

Quel groviglio di cheratina che state per gettare potrebbe essere l'unica cosa che sopravviverà a voi per diecimila anni. 

Sarà lì, intatto, pronto a raccontare ai futuri archeologi tutta la cronologia dei vostri ormoni dello stress, a registrare l'esatto momento in cui avete pianto, o a servire come testimone d'eccellenza per una maledizione non ancora compiuta.

 

Quindi, fate un bel respiro, e maneggiateli con cura, e soprattutto state attenti agli uccellini, potrebbero darvi un mal di testa cosmico per l'eternità.


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