Via Dei Gelsi 21

Quit smoking, le Baron.
Quit smoking, le Baron.

Il prezzo era irrisorio, quasi offensivo per una metratura così generosa in quella zona. L'agente immobiliare aspettava impaziente, nella calura di Luglio, la sua cliente.

Finalmente la vide arrivare, una ragazza sulla trentina, aria sciatta, di sicuro se la casa fosse stata messa sul mercato a prezzo pieno si sarebbe presentata una clientela ben diversa.

Le rivolse un sorriso di convenienza e la condusse alla porta di legno dell’interno 4, al terzo piano.

La ragazza rimase a bocca aperta. 

Stanze ampie, soffitti decorati con stucchi, finestre che si aprivano sul panorama mozzafiato dei tetti di Roma!

-Perché il prezzo è così basso? Chiese lei, mentre cercava in ogni angolo la fregatura.

L'agente si strinse nelle spalle. 

-Beh, signorina, tanto vale informarla subito, prima che lo sappia dai vicini. Il prezzo così conveniente è dovuto alla storia di questo appartamento. La proprietaria è stata trovata mesi dopo il decesso in salotto, nessuno si era accorto della sua scomparsa. Pare avesse il vizio del gioco, e che sia morta d’infarto dopo aver passato il pomeriggio a scommettere la pensione giocando a carte. Una brutta storia, che ha suggestionato gli inquilini che hanno preso in affitto questo appartamento negli ultimi anni. Hanno tutti chiuso prima del tempo il loro contratto, sono sciocchezze, a questo prezzo sarebbe stupido lasciarsi sfuggire uno spazio simile.

Marzia scrollò le spalle e ridacchiò, conosceva bene il brivido del gioco, era la sua croce e la sua delizia, le era costato parecchio negli ultimi anni quel vizio.

Era stata anche in cura per qualche mese per uscirne, ma infondo aveva capito che non aveva nessuna voglia di smettere. 

Amava le scommesse, l'adrenalina, la sensazione gloriosa della vittoria...ma non lo avrebbe di certo ammesso di fronte ad un omuncolo perbene quanto quell' agente immobiliare.

-Non credo ai fantasmi, e se anche ci fossero non saranno certo peggio dei miei ex coinquilini. La prendo!

L'agente, soddisfatto, le diede appuntamento nel pomeriggio per firmare i documenti e consegnarle le chiavi.

Marzia si trasferì di lì a pochi giorni. 

Era entusiasta della casa! Sistemò le sue cose e ispezionò con cura tutte le stanze. Ristrutturata da poco e imbiancata di recente, anche ammobiliata, davvero un colpo di fortuna. 

Alla faccia di chi le diceva che non avrebbe dovuto lasciare l'appartamento condiviso perché con i suoi debiti, e senza un lavoro fisso, le speranze di trovare un affitto ad un prezzo sostenibile in città erano ben poche.

Era una che sapeva osare lei, amava le sfide e sapeva reggere la pressione anche quando perdeva.

Questa volta non aveva perso però, quel posto era perfetto.

C’era solo un particolare che stonava, un persistente odore di fumo, così intenso da sembrare impregnasse le pareti stesse, il legno antico dei mobili, persino le lenzuola nuove con cui aveva appena rifatto il letto. 

Pulì a fondo, ma l'odore non accennava a diminuire, restava come un fantasma sotto al profumo di lavanda dei diffusori che aveva acquistato. 

Quella sera si coricò esausta, mentre si lasciava sprofondare nel sonno, sentì un leggero fruscio provenire dalla sala. 

Era un suono quasi impercettibile, ricordava il rumore che fanno le pagine dei libri quando vengono fatte scorrere velocemente sotto alle dita, o alle carte da gioco che vengono mescolate. 

Si rannicchiò sotto le coperte con un brivido, ripensando alla brutta fine che aveva fatto la padrona di casa. 

Suggestione, probabilmente era il vento. 

Ma il fruscio tornò, più distinto, quasi ritmico, forse era un topo, ne avrebbe parlato con il custode.

Il giorno dopo andò a cercarlo, lo incontrò nel cortile interno, intento a spazzare il pavimento immacolato. 

La salutò con un cenno del capo.

-Signor Rizzo, Buongiorno. Sono la nuova inquilina del terzo piano.

-Lo so, posso aiutarla?

Rispose lui atono, mentre la osservava con i suoi occhi grigi e spenti appoggiandosi alla scopa.

-C'è un odore di fumo terribile nel mio appartamento. 

Non riesco proprio a farlo andare via, e ho paura che ci siano anche dei topi, questa notte li ho sentiti in sala.

Il vecchio la fissò. 

-Non sono topi, è la morta. Quell’odore è il suo, non se ne andrà mai, è una fumatrice accanita, e una giocatrice. 

Non smette mai, non ha mai smesso.

Marzia rise nervosamente, un matto, poveraccio.

-Beh, spero che non mi lasci le sue sigarette in giro, allora! rispose sarcastica, cercando di sdrammatizzare.

Rizzo non rise, la sua espressione si fece cupa.

-Questo appartamento, non è posto per vivi ragazza mia, forse è ancora in tempo, se ne vada.

Lei rabbrividì, e lo liquidò con un sorriso forzato, il vecchio doveva aver perso la testa.

Le notti successive, però, i rumori si fecero più insistenti.

Marzia faticava ad addormentarsi.

Non erano più solo fruscii, ma passi leggeri, e a volte, un respiro flebile, proprio vicino alle sue orecchie quando stava per abbandonarsi al sonno. 

L'odore di fumo a volte, se si assopiva, si intensificava a tal punto da farle bruciare gli occhi e la gola, svegliandola senza fiato e costringendola ad aprire le finestre nel cuore della notte in cerca di aria. 

Era lì da pochi giorni, ma la sensazione di non essere sola era diventata una morsa invisibile e l' ansia la tormentava costantemente.

Forse era la stanchezza, non riusciva a chiudere occhio da quando si era trasferita.

Una sera, mentre leggeva in camera da letto, sentì un tonfo sordo venire dal salotto, seguito da un tintinnio metallico. 

Si alzò terrorizzata, forse era entrato un ladro? Sapeva benissimo che non era così.

Sapeva che quello che la aspettava in sala da quando aveva messo piede in quel posto non era né un topo, ne un comune criminale.

Il cuore le batteva all'impazzata mentre tendeva l'orecchio per capire da dove provenissero quei rumori. 

Il tintinnio continuava, sembrava che qualcuno stesse giocherellando con delle monetine, ma in casa a parte lei non c’era nessuno.

Il terrore le stringeva la gola, e l' odore di fumo si fece così intenso da farle bruciare il naso e gli occhi.

Era ora di lasciare quel posto, ne aveva avuto abbastanza, stava impazzendo.

Corse fuori dalla porta e scese le scale, decisa a passare la notte lontano da lì, ma quasi andò a scontrarsi con il custode sul pianerottolo del secondo piano.

Lui la fissò, con quegli occhi grigi e stralunati che sembravano fatti di nebbia.

-Lei la vuole, per la sua ultima partita! Le avevo detto di andarsene, ma è troppo tardi! Non posso più fare niente.

Disse, fissando un punto imprecisato sulle scale buie alle sue spalle.

Marzia sentì un brivido gelido lungo la schiena, si voltò per capire cosa stesse guardando quel folle, intravide un ombra alta e nera, ma qualcosa la colpì sulla testa e perse i sensi prima che riuscisse a identificarla.

Riaprì gli occhi nel suo letto. 

Il suo corpo era madido di sudore freddo e le faceva male la nuca.

Si tocco il capo con la punta delle dita, un livido gonfio la fece trasalire per il dolore, non aveva sognato. 

L'odore di fumo nella stanza era denso, le sembrava di respirare cenere. 

Il fruscio costante delle carte che aveva già sentito nelle notti precedenti era assordante. Ad un tratto il suono secco di una carta posata con forza sul tavolo lo interruppe.

Il cuore le martellava nel petto come un tamburo impazzito, una crepa sottile e scura si allargava inesorabile sul soffitto sopra di lei.

Nel buio imperscrutabile al suo interno un bagliore arancione si accendeva e si spegneva ritmicamente, sembrava una sigaretta accesa nell’abisso. L'odore di fumo si trasformò in un fetore acre, nauseabondo, di tabacco bruciato e decomposizione, che le riempì i polmoni, togliendole il respiro.

Si alzò, tossendo, e corse fuori dalla stanza, inciampò nel tappeto della sala e cadde rovinosamente a terra.

Dietro di lei, dalle profondità della crepa, la figura esile di un’ anziana, curva nel suo vestito logoro, apparve lentamente, materializzandosi. 

I suoi occhi erano pozzi neri, la sua mano nodosa teneva fra le dita una sigaretta accesa, il cui bagliore era l'unica fonte di luce nel buio opprimente. 

Nell'altra mano stringeva un mazzo di carte, consumate dall’uso.

Si mosse, zoppicando verso il tavolino da caffè in sala. 

Si sedette sulla poltrona di fronte a Marzia, che si era rannicchiata sul tappeto, incapace di muovere un muscolo. 

Posò il mazzo sul tavolino. 

La sua voce sembrava fatta di foglie secche e arrivava dritta al cervello quando le rivolse la parola. 

-Una mano, mia cara? Vuoi tentare la fortuna? O hai troppa paura per rischiare? La mia casa per la tua vita.

Marzia non si era mai tirata indietro di fronte ad una sfida.

Si mise a sedere sulla poltroncina di fronte allo spettro, che aveva già distribuito le carte, e prese quelle che le venivano offerte, la partita era cominciata. 

La mattina seguente il signor Rizzo iniziò il giro di ispezione del condominio. 

I suoi passi lenti e cadenzati risuonavano sulle scale. 

Arrivato al terzo piano, notò che la porta dell'interno 4 era socchiusa. 

L'appartamento era vuoto. 

Solo un vago odore di fumo aleggiava nel silenzio.

Si avvicinò al tavolino da caffè, nel posacenere c’era il mozzicone di una sigaretta spenta.

Si chinò lentamente, raccolse qualcosa sotto al tavolino. 

Una donna di fiori, la rigirò tra le sue dita callose, poi, con un sorriso amaro, prese dal taschino della sua camicia quello che sembrava un pacchetto di sigarette.

Ne estrasse un mazzo di carte, era composto solo da figure. Infilò la regina insieme alle altre e lo mise via con cura, un'altra anima si univa a quel gioco senza fine. 

Fra qualche ora avrebbe chiamato l’agenzia immobiliare, l’appartamento al terzo piano del condominio in Via dei Gelsi 21 attendeva il prossimo inquilino.




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