Oscuri amici miei,
in questa notte magica non vi parerò di spiriti dolenti e anime tormentate, ma di una Dea che in questi giorni spopola un po’ovunque anche nelle nostre città.
E’ un'ombra che affonda le sue origini nelle tradizioni più antiche del Messico.
Parliamo della Santa Muerte, la Niña Blanca, la Madrina, ha tanti nomi diversi, ma è sempre lei, la personificazione della Morte stessa.
I suoi altari nascono spontaneamente nei vicoli più umili delle aree povere di Città del Messico, una frontiera fatta spesso di violenza, in cui a volte può essere spaventoso e difficile pensare al futuro.
Su questi altari non troverete statue rassicuranti, ma uno scheletro femminile.
A volte indossa una tunica, con un mantello che cela solo parzialmente le sue fattezze e il suo teschio, che guarda beffardo il mondo intorno a lei.
Tiene in mano una falce, il globo terrestre oppure una bilancia, e a lei si rivolgono fuorilegge, ladri e assassini per avere giustizia, ottenere favori, o protezione.
Perchè?
Come diceva il nostro Totò, la morte è ‘na livella, non sta a guardare da dove vieni e cosa hai fatto, è pronta ad ascoltare tutti, ma proprio tutti.
Attenzione, non va confusa con un’altra figura Messicana molto popolare, la Calavera Catrina, che non è una divinità, né una santa alla quale rivolgersi per ottenere miracoli o vendette, e che vediamo nelle sfilate del Día de Muertos impersonata un po’ovunque nel mondo.
Ma dove e come nasce questa divinità così controversa?
Per capire questa figura dobbiamo fare un viaggio nel tempo, e tornare a molti secoli prima che i galeoni spagnoli approdassero sulle coste Americane.
Gli Aztechi erano i padroni di casa in quel tempo, era una popolazione che aveva un gusto molto particolare in fatto di dei e ritualistica.
Ci hanno lasciato Piramidi incredibili, e anche il ricordo di sacerdoti armati di coltelli in ossidiana che tenevano fra le mani i cuori pulsanti delle loro vittime...umane.
Non temevano la morte come un'oscura fine, ma la consideravano parte di un ciclo, venerando i suoi signori dai nomi impronunciabili: Mictlantecuhtli e Mictecacíhuatl.
Questi due loschi figuri erano le divinità azteche che si occupavano del regno dei morti, noto come Mictlán.
Il Mictlán era l’ultima dimora per la maggior parte delle anime che trapassavano in maniera naturale.
La coppia divina che ho citato sopra era incaricata di presidiare i cicli della morte, e di sorvegliare chi arrivava nel loro regno.
Mictlantecuhtli (Il Signore del Luogo dei Morti) era la figura dominante della coppia ed era rappresentato con un'iconografia degna di Tim Burton.
Era uno scheletro oppure un cadavere con la pelle sottile e tesa, che sottolineava le ossa e il teschio.
Spesso indossava un elaborato copricapo di penne di gufo e, in alcune rappresentazioni, aveva capelli neri e ricci e occhi incavati.
La sua bocca era solitamente spalancata, sempre pronta ad inghiottire le stelle...o le anime. Indossava collane fatte di bulbi oculari umani o teschi, e talvolta le sue mani terminavano con artigli o brandiva stendardi che simboleggiavano la morte.
La sua gentile consorte, Mictecacíhuatl (La Signora del Luogo dei Morti), non era da meno, e da lei si origina il culto contemporaneo della Santa Muerte.
Anche lei era raffigurata come uno scheletro. Poteva indossare una gonna fatta di serpenti e talvolta aveva una tunica. Il suo ruolo primario era raccogliere le ossa dei morti. Veniva celebrata in una festa che ha molte somiglianze con l'attuale Día de Muertos (Giorno dei Morti) messicano, in cui si onorano i defunti.
Dopo che l'ultimo respiro era stato esalato, l'anima partiva per una vera e propria avventura.
Il Mictlán, il regno governato da Mictlantecuhtli e Mictecacíhuatl, non era una destinazione immediata per il defunto, ma l'obiettivo di un estenuante pellegrinaggio di quattro anni pieno di pericoli e prove.
Prima di tutto, il corpo veniva preparato per il viaggio. Veniva vestito, a volte legato, e si faceva molta attenzione a dotarlo degli strumenti necessari.
La cosa più importante che doveva portare con se? Un cane, che veniva sacrificato e sepolto accanto al padrone per fargli da guida. Il suo ruolo era cruciale: traghettare l'anima oltre un fiume impetuoso. (vi ricordate il cagnolino che compariva in Coco? il film Disney? ecco...adesso sapete da dove è nata l'idea).
Il sentiero che il morto avrebbe dovuto percorrere si snodava attraverso nove diverse regioni, ognuna con la sua minaccia specifica, se vi può interessare scrivetemelo nei commenti, merita un articolo tutto suo, è davvero molto colorito.
Quando i conquistadores arrivarono, portarono con sé la loro religione cattolica, e la loro Morte, quella raffigurata negli scheletri delle processioni della Settimana Santa.
L’incontro fra le due oscure signore fu violento, come sempre quando i popoli occidentali decidono di andare altrove ad esportare pace e cultura, ma qui parliamo di oscure signore, non di maschi latini armati di testosterone e prepotenza.
Le due dame trovarono un accordo, e ne nacque un sincretismo in cui la Morte indossò abiti nuovi, senza cambiare volto e sostanza.
Per secoli, la devozione rimase nascosta, tramandata sommessamente di casa in casa, perché l'Inquisizione non tollerava idoli che non fossero i suoi.
La Santa Muerte è stata il segreto di chi viveva ai margini: i poveri, coloro che non trovavano conforto nella Chiesa ufficiale, i disperati, ma anche i fuorilegge.
La sua vera esplosione pubblica, la sua "venuta alla luce", se così possiamo dire, visto l’argomento, è un evento moderno, datato solo al 2001.
Nel popolare e violento quartiere di Tepito a Città del Messico, una devota di nome Enriqueta Romero decise di esporre la sua grande statua sul marciapiede, trasformando la strada in un santuario a cielo aperto.
Da allora, il suo esercito di fedeli, che ora si conta in milioni, è cresciuto in maniera esponenziale, diffondendosi in tutti gli Stati Uniti e in America Latina, seguendo le rotte delle migrazioni.
Ma perché questa santa ha un tale fascino?
La risposta sta nella sua essenza.
La Santa Muerte è l'unica entità che non giudica, l'unica ad essere totalmente imparziale. Davanti a Lei, il prete e il narcotrafficante, il ricco e il mendicante, hanno lo stesso identico valore.
Molti suoi devoti non la considerano malvagia, è la loro migliore amica, l'unica che non li abbandonerà. È spesso chiamata cabrona, un termine che lascio al vostro intuito e alla vostra fantasia tradurre.
E’ molto apprezzata perché è in grado di agire rapidamente e con decisione, a differenza dei santi che impongono attese e penitenze.
Chi si rivolge alla Niña Blanca lo fa per richieste terrene e immediate: protezione in lavori pericolosi o illegali, guarigioni veloci, successo in amore, e talvolta, purtroppo, anche maledizioni e vendette contro i nemici.
Il rituale con lei è un patto solenne che prevede uno scambio.
Sull'altare, i devoti lasciano sigarette, bicchieri di tequila, birra, fiori, caramelle e persino banconote o gioielli preziosi.
Ma attenzione: una volta che si fa una promessa alla Santa Muerte, bisogna mantenerla. Lei non sopporta gli inganni e i devoti che non onorano il patto. E' vendicativa e spietata, e non dimentica niente e nessuno.
Nonostante la condanna esplicita della Chiesa, che la definisce un culto satanico, i suoi seguaci spesso si dichiarano comunque cattolici, vedendo in Lei un ponte tra la loro dura realtà e l'ineluttabile destino.
La Santa Muerte non è un nemico della vita, ma la sua compagna più fedele, l'unica che ci stringerà a sé alla fine, promettendo equità nel mondo e rapidità nei favori, che ci piaccia o meno.
Il suo mistero ci segue costantemente, come un'ombra gentile e potente che veglia sui diseredati e sui multimilionari, sui santi e sugli assassini, sussurrando: "Prima o poi, sarete tutti uguali, qui, ai miei piedi."
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